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   Benvenuti nel sito del Gruppo Scout Grignasco I

Storia del Gruppo


Indice:


L’inizio dell’avventura (1926-1928)

Non si hanno notizie certe su come e perché i promotori dello scautismo grignaschese, i fratelli Renzo e don Elia Testa, decisero di imbarcarsi in un’impresa del tutto nuova e piena di incognite quale la fondazione di un gruppo Scout. Bisogna pensare, infatti, che il metodo Scout era arrivato in Italia solo nel 1910 e che solo in qualche grande città qualcuno cominciava a sperimentare, a livello personale, questo nuovo e rivoluzionario metodo educativo. Inoltre è importante considerare il periodo storico in cui nasce lo scautismo a Grignasco: sono gli anni dell’ascesa e della presa del potere del partito fascista in Italia, anni in cui si faceva sempre più opprimente la pressione politica sulle associazioni sociali e cattoliche, con le prime avvisaglie di ciò che sarebbe accaduto qualche anno più tardi. Cominciavano ad essere sciolte d’autorità molte organizzazioni, anche qualche gruppo Scout fu costretto all’autoscioglimento.
Lo scautismo a Grignasco venne fondato in queste condizioni, con un clima sociale tutt’altro che favorevole e aderendo a un’associazione, l’ASCI, già in odore di scioglimento.
Va sottolineato, inoltre, che non mancavano altri gruppi giovanili: all’epoca esistevano già l’Azione Cattolica e almeno un gruppo sportivo.
Certo va riconosciuta una grande dose di coraggio da parte dei promotori dello scautismo grignaschese.
L’inizio ufficiale delle attività del gruppo ASCI “Grignasco 1°” si può far risalire all’8 dicembre 1926, festa dell’Immacolata, quando i primi Scout pronunciarono la loro Promessa davanti all’Istruttore (Capo Reparto) Renzo Testa.
Le due squadriglie di allora, Aquile e Leoni, si contraddistinguevano per i colori del fazzolettone: verde e nero la prima, rosso e giallo la seconda; gli Istruttori portavano il foulard verde.
Fin dall’inizio gli Scout furono ben visti dal Clero locale: il parroco don Luigi Gallavresi ed i suoi coadiutori, don Luigi, don Giuseppe e don Elia (L’Assistente Ecclesiastico) erano orgogliosi di poter schierare gli Scout ai lati dell’altare durante le solennità e di contare sui loro “servizi d’onore”.
Anche la gente vedeva di buon occhio quei ragazzi con i calzoni corti che sfilavano così impettiti per le vie del paese, quando partivano per qualche attività sulle colline vicine.
La prima sede era in un cortiletto nei pressi della piazzetta, a fianco della chiesa parrocchiale, ove si affacciava la chiesetta del monastero delle suore.
I materiali usati dai primi Scout risentivano del clima di austerità di quegli anni: non c’erano ancora le tende per il campeggio, solo qualche telo mimetico, i sacchi da montagna e poco altro, gli scarponi erano quelli normalmente usati per andare in campagna o nella vigna. Non tutti potevano permettersi un corredo completo, spesso per marciare con gli scarponi si usavano le fasce, economiche ma scomode, che contentezza, quindi, allorché la mamma di Guglielmo Albertani fece i calzettoni dell’uniforme per tutti gli Scout!
Tuttavia, nonostante i pochi mezzi, le attività si susseguivano frenetiche: escursioni, uscite con pernottamento, servizi a persone bisognose, tutte svolte col bello e col brutto tempo, con grande entusiasmo e nello spirito Scout.

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Lo scioglimento e le attività clandestine (1928-1930)

Ma i tempi cambiano rapidamente. Le squadracce fasciste cominciano a imperversare anche in zona e gli eventi prendono una piega sempre peggiore, in altre città molti Scout vengono minacciati o “puniti”, alcune sedi vengono devastate, tristemente famoso è l’episodio dell’assassinio di don Minzoni, Assistente del locale gruppo Scout di Argenta, da parte di una “spedizione punitiva”. A Grignasco, fortunatamente, non si è mai arrivati alle mani.
Nel 1928 la svolta: Mussolini, che mal sopportava lo spirito di fratellanza e di libertà e la dimensione internazionale dello scautismo, decide di risolvere il problema alla radice e scioglie tutte le associazioni giovanili sostituendole con i Balilla e le altre legate al partito fascista.
L’ASCI diventò fuorilegge e si sciolse. Cominciò il periodo più buio e più glorioso dello scautismo italiano. Molti gruppi Scout continuarono infatti le attività in forma clandestina ancora per qualche tempo, qualcuno addirittura fino alla rinascita dell’ASCI, a guerra conclusa: fu il periodo della “giungla silente” e delle celeberrime “Aquile Randagie” del gruppo Scout Milano 1°, che continuarono con estremo coraggio le attività anche durante i bombardamenti e la Resistenza.
Anche a Grignasco le attività Scout continuarono in forma clandestina, dapprima molto frequenti, poi a poco a poco sempre più saltuarie, fino a cessare del tutto un paio di anni più tardi.
E’ da notare, tuttavia, che queste attività vennero svolte senza la presenza dell’Istruttore Renzo Testa, impegnato nell’addestramento obbligatorio premilitare, quindi vennero portate avanti dai ragazzi stessi in forma totalmente spontanea, ma con lo stesso spirito Scout che contraddistingueva le attività ufficiali.
Molte attività tipicamente Scout, quali escursioni sulle colline circostanti Grignasco, esplorazioni delle grotte del Fenera, uscite alla Colma e alla Castagnola, vennero svolte addirittura in uniforme!
Valerio Canuto venne coinvolto proprio in questo periodo di clandestinità; non avendo fatto lo Scout, partecipò a molte di queste attività per l’amicizia che lo legava ad alcuni ragazzi del disciolto Reparto, assorbendo da quelle uscite svolte in forma spontanea quel tanto che bastò di spirito Scout da rifondare egli stesso lo scautismo Grignasco a guerra finita, vent’anni più tardi. 

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Rinascita del Reparto e primo Branco (1945-1949)

Alla fine della guerra, dopo la confusione generata dal 25 Aprile, a Grignasco la situazione si normalizzò solo alla fine dell’estate del 1945. E’ in questo periodo che Valerio Canuto, memore delle sue avventure “Scout” sperimentate prima della guerra, decise di far conoscere lo scautismo ad alcuni ragazzi che frequentavano l’Oratorio e propose loro il messaggio, gli insegnamenti e lo spirito del fondatore, Baden Powell. Le prime, rudimentali tecniche della pionieristica, dell’esplorazione e della segnalazione, entusiasmarono quei ragazzi: già nell’autunno del ‘45, pur non essendo ancora censito ufficialmente nell’ASCI, anch’essa rinata da pochi mesi, si svolsero le prime attività regolari del Reparto. Tra le altre si ha notizia di una sfilata di tutti i gruppi Scout della provincia, svoltasi a Novara sotto un tipico acquazzone autunnale, alla quale parteciparono anche coloro che avrebbero rifondato ufficialmente il gruppo Grignasco 1° qualche mese più tardi.
Così come per la fondazione, anche per la rinascita dello scautismo grignaschese possiamo ritenere come data ufficiale la festa dell’Immacolata: l’8 dicembre 1945 pronunciarono la loro Promessa davanti a Valerio Canuto i primi Scout del risorto Reparto (Aldo Lonati, Giacomo Mora, Guglielmo Mora, Guido Delzanno, Alfredo Francione).
In quel periodo di sbandamento politico e sociale il potere era detenuto dai partigiani che, forse perché qualche ragazzo aveva avuto il padre nella Resistenza, presero subito in simpatia lo scautismo e donarono al Reparto parecchio materiale militare, come tende, teli, coperte, con cui poterono svolgere le prime attività. A questo proposito famoso è l’episodio che vede questi primi Scout del dopoguerra forniti di splendidi foulard rosa, ricavati dalla stoffa dei paracadute dei lanci alleati ai partigiani. L’appariscente rosa venne però ben presto abbandonato in favore dei nuovi colori di Gruppo: marrone con bordo bianco.
La prima sede fu nel casotto del peso pubblico, allora in piazza Cacciami, di fronte all’attuale Bar Centro.
L’ASCI, seppure totalmente laica e separata della gerarchia ecclesiastica, nacque e si sviluppò come associazione di taglio nettamente cattolico; quando a Grignasco rinacque lo scautismo vi erano quindi due associazioni giovanili, entrambe di ispirazione cattolica: gli Scout dell’ASCI e l’Azione Cattolica. Per creare un contraltare laico e, in un certo senso, per spezzare “l’egemonia cattolica” in campo giovanile, la sezione grignaschese del PCI cercò di mettere in piedi un gruppo Scout CNGEI, ma fu un tentativo effimero, non si arrivò neppure alla fondazione ufficiale.
Nell’immediato dopoguerra molti altri gruppi Scout vennero rifondati e si ricominciò ad organizzare attività a livello provinciale; nel 1946 venne organizzato a Macugnaga un Campo-scuola a cui parteciparono una decina di gruppi provenienti da tutto il novarese, i cui responsabili erano il conte Lovera di Castiglione, che si occupava degli Esploratori, e il dottor Paccagnino, di Novara, per i Lupetti.
L’anno successivo la fondazione del Reparto nacquero anche i Lupetti, inizialmente guidati da due “chieftaines” (così venivano chiamate, con un termine francese, le donne che facevano servizio come Capo dei Lupetti): Carla Beatrice ed Elvirina Casalini; dopo qualche tempo, tuttavia, a causa di alcune difficoltà sorte a livello parrocchiale e associazionistico, la guida del Branco venne assunta da Valerio Canuto, con Guglielmo Mora come vice.
Le prime attività iniziarono in uno scantinato dell’abitazione di Elvirina Casalini, poi il Branco si trasferì nella sua prima vera “tana”, nel cortile dove si affaccia la chiesetta delle suore, la stessa sede che ebbe il primo Reparto nel 1926. Fin dall’inizio ci furono due sestiglie: Rossi e Bruni, con una dozzina di Lupetti.
I Lupetti ebbero subito un grande successo poiché furono la prima, e per lungo tempo l’unica, attività del dopoguerra organizzata appositamente per bambini; infatti c’era l’Azione Cattolica che, a differenza dello scautismo, non venne sciolta dal regime, ma essa si occupava dei ragazzi più grandi ed era molto meno “laica” dei Lupetti, dando molto meno spazio a giochi e attività all’aria aperta.
Nel 1946 i Lupetti non portavano ancora alcuna uniforme e le attività non erano ancora ufficiali. È di questo periodo la partecipazione del neo Akela Valerio Canuto con un Lupetto, Ruggero Bacchetta, al Campo provinciale di Bolzano Novarese per apprendere il metodo e le tecniche del Lupettismo.
Le prime Vacanze di Branco si tennero a Noveis in quello stesso anno; furono particolarmente avventurose poiché si dovette dormire sotto a rifugi fatti di teli-tenda (una sorta di mini tenda costruita con due teli abbottonati tra loro) molto poco impermeabili; si può immaginare il livello di “avventurosità” delle attività dell’epoca.
Il clima di allora risentiva ancora del travaglio della guerra e della Resistenza. Era facile essere presi in giro dai paesani per i calzoni corti e per le attività un po’ fuori dall’ordinario, ma non c’era ostilità da parte dei più, forse soltanto una certa irriverenza: era abbastanza comune sentire la gente seduta fuori dai bar che apostrofava i Lupetti che passavano chiamandoli “Balilla”.
A onor del vero, però, c’era un pizzico di verità. Prima della guerra, infatti, c’erano le organizzazioni giovanili fasciste, partecipare alle quali era obbligatorio per tutti. Coloro i quali hanno una certa età ricordano molto bene le manovre paramilitari, con tanto di fucili e picchetti armati che Figli della Lupa, Balilla e Avanguardisti svolgevano alla Colonia Elioterapica. E’ quindi curioso notare che i questi ragazzi che fondarono lo scautismo a Grignasco provenivano tutti, per forza di cose, dai Balilla...
Ovviamente era l’uniforme che poteva, in qualche modo, creare delle difficoltà agli Scout dell’epoca; era fin troppo simile a quella delle ben note organizzazioni giovanili fasciste per passare inosservata. Per fare accettare dalla gente questa nuova associazione che da lontano “sembrava” tutt’altro, alcuni Capi e ragazzi del Reparto grignaschese, Valerio Canuto, Guido Delzanno, Alfredo Francione, percorsero molte volte in bicicletta “giro dei ventisette” in uniforme, cioè la strada di 27 Km. che unisce Grignasco, Borgosesia, Serravalle, Romagnano e Prato Sesia.
Ma lo scautismo di allora non doveva preoccuparsi di farsi capire soltanto dalla gente comune; infatti erano tempi in cui l’antagonismo con l’Azione Cattolica era fortissimo e anche i rapporti con il Clero grignaschese dell’epoca non era certamente dei migliori: si vedeva lo scautismo come un movimento esclusivamente laico, che allontanava i ragazzi dall’Azione Cattolica e quindi dalla Chiesa. Perciò non esisteva un vero e proprio Assistente Ecclesiastico, saltuariamente il Reparto veniva seguito da Padre Jani, delle Missioni Consolata di Varallo.
A poco a poco, tuttavia, il piccolo gruppo di Scout si fece apprezzare dai sacerdoti grignaschesi, allorché poterono conoscere meglio la spiritualità Scout e constatarono la loro assidua presenza alle celebrazioni e alle processioni parrocchiali.
Solo nel 1949 gli Scout poterono essere seguiti spiritualmente da don Carlo Malgrati che, appena ordinato sacerdote, fece a Grignasco il suo primo servizio pastorale come coadiutore. L’opera di don Carlo venne molto apprezzata anche in Branco, fu lui il primo Baloo.

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I Cuccioli, la Squadriglia Libera (1949-1953)

Tuttavia un paio di anni più tardi, don Carlo venne trasferito altrove e gli Scout ricominciarono ad essere seguiti solo occasionalmente da un sacerdote.
I contatti con gli altri gruppi Scout del novarese erano piuttosto frequenti e molto forti i legami di fratellanza che li univano. Il Reparto grignaschese non mancava mai ai S.Giorgio provinciali, ricordiamo qui quelli del ‘47 a Serravalle, del ‘48 a Novara, del ‘49 a Grignasco. Lo stesso Alfredo Francione ricopriva la carica di Commissario di Zona, a significare il grande interesse per tutti gli aspetti del movimento Scout.
Alfredo partecipò anche a numerosi Jamboree, acquisendo nuove idee e arricchendo sempre più il giovane gruppo grignaschese. A questo proposito fa piacere ricordare che fu per lungo tempo il Capo ASCI che frequentò più Jamboree.
Qualche tempo dopo la nascita dei Lupetti e che pareva espandersi il gruppo, per molti problemi il Reparto si sciolse. Si sarebbe ricostituito qualche anno più tardi, nel 1949, con i Passaggi dei Lupetti più anziani. Le sorti del gruppo per qualche anno vennero rette quindi dal Branco.
La seconda rinascita del Reparto non si può desumere a partire da una data precisa; infatti anche la circostanza che esso fu costituito dai vecchi Lupetti non aiuta nell’impresa, in quanto all’epoca non v’era alcuna cerimonia particolare ai Passaggi, né tantomeno un’età precisa alla quale passare alla Branca successiva. Si conosce però la data esatta delle prime Promesse di quel Reparto: il 19 marzo 1949, a San Graziano.
All’inizio non si poté parlare di un vero e proprio Reparto, in quanto esso era costituito da una sola squadriglia, i Cuculi, ed era quindi una vera e propria Squadriglia Libera. La prima sede fu nel casotto a fianco della chiesetta di San Graziano; era veramente una piccola sede, quando occorreva stare tutti seduti si stava stretti, ma le attività raramente avvenivano all’interno di quattro mura: escursioni e uscite avvenivano quasi tutte le settimane e la sede spesso serviva soltanto per ritirare il materiale.
Quando rinacque il Reparto la guerra era finita già da quasi quattro anni, ma il clima di emergenza e di povertà di mezzi si faceva ancora sentire; al posto delle tende c’erano i teli-tenda, da abbottonare tra loro, scarsamente impermeabili, per dormire molti avevano solo una coperta militare, i più fortunati potevano disporre di un sacco di iuta riempito di foglie secche.
Ma anche con pochi e poveri mezzi gli Scout svolgevano le loro attività, sopperendo con entusiasmo e “arte di arrangiarsi” alla mancanza di attrezzature. Solo un paio di anni più tardi ci si poté dotare di una tenda cosiddetta “polare”, residuato bellico degli americani, detta così dal fatto di essere reversibile: da un lato era verde mimetica, dall’altro era bianca, per confondersi nelle zone innevate.
Allora le attività erano prevalentemente tecniche e piuttosto impegnative sul piano fisico: di quel periodo si ricorda un’impresa provinciale di segnalazione, svolta con la squadriglia Leoni del gruppo Borgosesia 1°, dalla croce del Fenera a Bettole usando vari sistemi di segnalazione Morse, anche di notte per mezzo di lampade.
Dal 1949, quindi, coesisterono a Grignasco sia il Branco che il Reparto fino al 1951, quando tutti i Lupetti divennero esploratori; alla fine di quell’anno si assistette ad un’espansione del Reparto (che ora era costituito da due squadriglie: Aquile e Leoni), a scapito del Branco, si chiuse per un paio d’anni.

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Nascita del Clan (1953-1963)

Il Branco, benché ricostituitosi, faticava a far conoscere il proprio metodo ai bambini grignaschesi e la sua componente numerica era molto esigua. Anche il Reparto si ridusse notevolmente, quando gli Esploratori più anziani ne uscirono poiché ebbero raggiunta l’età del Noviziato. Per colmo di sventura in quello stesso periodo i vecchi Capi, Valerio Canuto e Alfredo Francione, che avevano fondato e retto per molti anni le sorti del Gruppo, stanchi e, forse, sfiduciati al vedere i loro sforzi quasi vani, abbandonarono il servizio attivo.
Era il 1953, il rischio di vedere sciogliersi il gruppo Scout divenne quasi certezza.
Furono i giovani Novizi, allora nemmeno diciottenni, a prendere in mano la situazione e ad assumersi il compito di mantenere in vita lo scarno Branco ed il Reparto. Fu loro iniziativa, inoltre, l’impegnarsi fortemente per realizzare il primo Clan del gruppo, che prese il nome “San Graziano”. Alfredo Francione fu, per qualche periodo, il primo Capo Clan, poi sostituito nell’incarico da Giancarlo Lombardi, già Maestro dei Novizi.
Il Clan di allora era composto da quasi coetanei: Ruggero Bacchetta, Antonio Beatrice, Adriano e Giovanni Borelli, Vittorio Damiani, Vitaliano Fornara, Roberto Zambelli, Mario Zanolini.
La prima Carta di Clan venne da loro stilata e sottoscritta nel 1955.
Anche per formare il primo Clan i ragazzi grignaschesi furono dei pionieri. Allora, infatti, il metodo Scout comprendeva solo le proposte per Lupetti ed Esploratori, chi arrivava al limite d’età per rimanere in Reparto aveva due alternative: uscirne o rimanere nel Gruppo e, dopo aver frequentato i Campi Scuola relativi, prestarvi servizio come Capo. In quegli anni si stava soltanto iniziando a sperimentare la Branca Rover, ovvero una Unità apposita per gli adolescenti dai 16 ai 20 anni, traendone spunto dalle analoghe esperienze dello scautismo cattolico francese e belga.
Il Clan era allora visto, pur nella continuità del metodo Scout, come qualcosa di più e di diverso di ciò che si era fatto fino a quel momento in Branco e in Reparto, fu forse per questo motivo che si decise di adottare un proprio fazzolettone di Clan, nero, da indossare nelle attività autonome, mentre per quelle svolte con il resto del Gruppo rimaneva il fazzolettone marrone/bianco.
Quei ragazzi di allora si lanciarono quindi ancora una volta nella difficile impresa di “fare qualcosa di totalmente nuovo”, costituendo una pattuglia caratterizzata da attività intense e da un forte impegno nel servizio. Proprio la dimensione del servizio caratterizzò notevolmente il neonato Clan, era infatti consuetudine assistere i grignaschesi anziani o in difficoltà, spesso il piccolo gruppo si ritrovava per svolgere qualche servizio alla Casa di Riposo. Una tradizione che continuò per qualche anno fu la celebrazione delle festività natalizie con le persone più sole, soprattutto nei piccoli paesini di montagna, difficili da raggiungere e, spesso, isolati dalla neve.
Fu proprio in questo periodo che lo spirito di servizio spinse Antonio Beatrice a collaborare con il gruppo Scout Gattinara 1°, in difficoltà per mancanza di Capi. Nel 1955 partecipò ad un loro Campo estivo svolto in bicicletta dalla Valsesia fino al lago di Tenno, sopra al lago di Garda. Si ricorda che, nell’attraversare Milano in bicicletta, tutti i “ghisa” che regolavano gli incroci, appena vedevano quella cinquantina di ragazzi in gruppo, sovraccarichi con zaini e tende, tutti sudati, si affrettavano a bloccare il traffico e a dare loro via libera. Attraversarono Milano in un batter d’occhio!
In quello stesso periodo Antonio Francione offrì la sua generosa disponibilità anche al gruppo Scout di Novara, durante un Campo estivo a Mera.
Quegli anni videro finalmente il Gruppo seguito stabilmente da un Assistente Ecclesiastico: don Francesco Longoni, a cui seguì, dopo qualche anno, don Fausto Frigerio.
Intanto il Clan cresceva. Altri giovani vi entrarono e portarono nuove energie ed entusiasmo, in questo periodo si svolsero i Campi forse più entusiasmanti e significativi del primo Clan: il Campo estivo di Noviziato sulle Alpi Marittime, il Campo-inchiesta nel Polesine, realizzato proprio nel periodo delle grandi alluvioni del Po, la discesa del Rodano in gommone, il Campo estivo in Sardegna furono dei momenti a dir poco fondamentali nella vita Scout dei rover dell’epoca e che rimasero profondamente impressi nell’animo dei partecipanti.
In quegli anni furono realizzati alcuni Campi estivi insieme al Clan del gruppo Cinisello Balsamo 1°, conosciuto da Giancarlo Lombardi, iniziarono così dei contatti tra i due Gruppi che si sarebbero realizzati nuovamente negli anni ‘70 e ‘80. In questo periodo era capo Clan di Cinisello Gianni Garlaschini. 
I primi anni ‘50 videro un grande impulso dello scautismo in Valsesia che, anche se destinato a volte ad avere vita breve e travagliata, sottolinea il grande entusiasmo che questo movimento seppe infondere in molti giovani. In quel periodo gli Scout erano presenti a Borgosesia, Gattinara (scioltosi a metà degli anni ‘60 e ricostituitosi nel 1971), Valduggia e Quarona (chiusi entrambi poco dopo), Varallo (scioltosi anch’esso nello stesso periodo e ricostituitosi nel 1984), Romagnano (chiuso dopo qualche anno, ricostituitosi nella seconda metà degli anni ‘60 con il nome “Monte Rosa”, ma scioltosi nuovamente dopo poco).
Il gruppo Grignasco 1° continuò per una decina d’anni una ricca e intensa attività, che lasciavano ben sperare per il futuro. Ma nuove nubi si profilarono all’orizzonte.
Dapprima il Capo Clan, Giancarlo Lombardi, partì per l’Africa dove svolse per qualche tempo servizio in una Missione Cattolica, successivamente si stabilì a Milano. Poi, dopo poco, molti Rover svolsero il servizio militare quasi contemporaneamente, rendendo impossibile la continuazione delle attività del Clan e il servizio come Capo ai Lupetti.

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Gli anni della crisi e l’aiuto del Borgosesia 1° (1963-1968)

Tra il ‘62 e il ‘63 il Clan e il Branco si sciolsero.
Ancora una volta il gruppo Grignasco 1° rischiò lo scioglimento, come del resto era già avvenuto, purtroppo, ad altri gruppi Scout del circondario, ma dal vicino gruppo Borgosesia 1° arrivò un fraterno aiuto che permise al Reparto, o meglio alla Squadriglia Libera, grignaschese di continuare. Infatti alcuni rover del Clan di Borgosesia prestarono il loro servizio come Capi e Aiuti a Grignasco; per cinque anni, dal 1963 al 1968 il capo Reparto fu Gianluigi Guerra, borgosesiano.
Anche il Reparto quindi, ultimo superstite del gruppo Scout Grignasco 1°, risentì pesantemente della crisi che aveva investito tutto il Gruppo, era infatti ridotto alla sola squadriglia Aquile, ma le attività continuarono regolarmente: si ricordano i Campi estivi del ‘63 a Pila, del ‘64 a Piode, del ‘65 ad Alagna, del ‘66 a Quarna Sopra, del ‘67 a Chiesa di Formazza.
Verso la metà degli anni ‘60, il futuro del Gruppo, se non proprio roseo, parve almeno tendente al miglioramento: nel periodo tra il ‘65 e il ‘66 rinacque la squadriglia Leoni e si poté ricominciare a parlare di un vero e proprio Reparto.
Per qualche anno le attività del Reparto grignaschese vennero svolte in stretto contatto con il Gruppo di Borgosesia, anche tutti i Campi provinciali e regionali di quel periodo videro i due Gruppi, ormai gemellati, partecipare assiduamente.
Proprio in quegli anni si verificò a Grignasco un fatto assolutamente nuovo.
C’era a Borgosesia, oltre al Gruppo ASCI, anche un Reparto femminile AGI. Fu così che, forse per gli stretti contatti del Reparto grignaschese con il Gruppo di Borgosesia, o magari perché alcuni Scout avevano delle sorelle particolarmente curiose o intraprendenti, quel Reparto vide alcune ragazze grignaschesi frequentare le attività delle Guide borgosesiane. Nonostante la lunga Storia del gruppo Scout non si erano mai viste, prima di allora, delle Guide a Grignasco.
Non fu un’esperienza di una stagione, lo conferma il fatto che vi furono delle Promesse di Guide grignaschesi fatte a Borgosesia, quindi esse erano stabilmente inserite in quel Reparto e ne frequentavano regolarmente le attività. Tuttavia non durò più di qualche anno, con ogni probabilità fino al limite di età di quelle ragazze per rimanere in Reparto, in quanto non risulta esservi all’epoca una unità Scolte all’interno del gruppo AGI borgosesiano. Fu però un chiaro segno dell’esigenza della gioventù femminile grignaschese di avere un proprio spazio all’interno dello scautismo. Si dovette aspettare però ancora una decina d’anni per rivedere delle Guide e un Reparto femminile a Grignasco.
Nel 1968 cessarono i legami del Gruppo di Borgosesia con il Reparto grignaschese; Gianluigi Guerra, che vi aveva svolto il proprio servizio come Capo Reparto e ne aveva collaborato ad impedirne lo scioglimento, lasciò l’incarico, che venne ricoperto per qualche periodo ancora da Valerio Canuto.

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La ripresa e la nascita del Trivero 1° (1969-1975)

Verso la fine degli anni ‘60 venne a stabilirsi a Grignasco Gianni Garlaschini. Aveva ricoperto per lungo tempo l’incarico di Capo nello scautismo milanese e, una volta giunto nel nostro paese, volle conoscerne gli Scout.
Prese subito contatto con Valerio Canuto e Gianluigi Guerra e, quando quest’ultimo lasciò il proprio servizio di capo Reparto, verso la fine dei ‘68, propose ai Capisquadriglia di realizzare un Noviziato.
Nei primi mesi dell’anno successivo cominciarono le attività; componevano il Noviziato di allora Gianni Filippi, Renzo Mora, Luigi Pietrovecchio, Riccardo Ticozzelli. Quello stesso anno si svolse il Campo estivo di Noviziato in Val di Rhemes (AO), l’anno seguente i Novizi formarono il Clan, che prese il nome “Antares”, la stella principale della costellazione dello Scorpione.
La lungimiranza di Gianni vide nello sviluppo del Noviziato e del Clan la possibilità di dare solide basi al futuro del Gruppo Grignasco 1°, che era ancora in una fase di crisi per mancanza di Capi.
I primi frutti si videro subito; fin dall’anno successivo l’incarico di capo Reparto poté essere ricoperto da Riccardo Ticozzelli, dando così il cambio ad uno stanchissimo Valerio Canuto, fino al ‘72, quando gli subentrarono Renzo Mora come Capo Unità e Paolo Ferretti come vice.
Quelli furono anni in cui si pensò più a seminare che a raccogliere; le attività di allora non ebbero nulla di eclatante, il Reparto e il Clan continuarono la loro vita un po’ in sordina, ma lavorando e crescendo in qualità e quantità giorno dopo giorno.
L’arrivo di Gianni Garlaschini coincise, casualmente, con un evento che alcuni potrebbero definire una pura formalità, ma che per uno Scout è certamente di importanza fondamentale: il Gruppo cambiò i colori proprio foulard da marrone e bianco a blu. Certamente questo fu un segno anche della svolta che stava vivendo lo scautismo grignaschese.
Già dal 1968 il Gruppo poté essere seguito spiritualmente in modo costante per qualche tempo dal coadiutore, don Luigi del Conte. Nel ‘72 tuttavia, per la partenza di don Luigi, destinato ad altra parrocchia, il Clan e il Reparto soffrirono un certo abbandono sul piano spirituale; nonostante i buoni rapporti con il parroco, don Battista Genestroni, questa fu una lacuna molto sentita.
Fu anche per questi motivi che Gianni Garlaschini riprese i contatti con il Gruppo di Cinisello Balsamo, in cui vi aveva svolto per qualche anno il servizio di Capo Clan. Nel ‘72 si svolse una route di Clan in Val d’Aosta, alla quale partecipò, tra gli altri, Padre Gianfranco Vianello, missionario del PIME e Assistente Ecclesiastico del gruppo Cinisello Balsamo 1°. Quello fu il primo di una lunga serie di Campi e di attività svolte in collaborazione tra i due Gruppi.
Nel 1973 i tempi erano maturi per la rinascita del Branco, venne quindi chiesto ad alcune ragazze simpatizzanti dello scautismo di ricoprire il ruolo di Chieftaines e di collaborare all’impresa che, seppur proposta con entusiasmo dai Rover dell’epoca, era pur sempre di grande impegno. Durante la fase preparatoria i rover Paolo Ferretti e Attilio Ticozzelli e le Chieftaines Antonietta Brusorio e Giuliana Ticozzelli si alternarono nelle prime attività che videro il Branco rivivere dopo più di dieci anni; dal 1975 vi fu un vero e proprio Akela, Paolo Ferretti, che venne seguito nel corso degli anni da molti altri, continuando fino ai nostri giorni la storia del Branco.
Certamente da ricordare con affetto don Ugo Peretti, il primo Baloo del rinato Branco.
Nello stesso periodo anche il Reparto trovò nuovo slancio, con la disponibilità dei ragazzi che avevano costituito il Clan qualche anno prima e che ora potevano assumerne la responsabilità, ricordiamo Riccardo Ticozzelli, capo Reparto fino al ‘72 e Renzo Mora fino al ‘75.
Negli anni tra il ‘74 e il ‘76 i Capi grignaschesi si resero disponibili ad accogliere nelle Unità del Gruppo alcuni ragazzi di Trivero. Gianluigi Griffa, ex-Scout di quel paese, si era infatti rivolto a loro per avere un aiuto, al fine di far nascere un futuro gruppo Scout. Negli anni che seguirono alcuni giovani triveresi frequentarono a Grignasco prima il Reparto e poi il Noviziato, per poi continuare in forma autonoma con il Clan e poter fondare un gruppo Scout autonomo. Riccardo Ticozzelli fu il primo capo Clan del neonato gruppo Trivero 1°.
La collaborazione continuò anche dopo la fondazione del Gruppo, che avvenne nel ‘77, offrendo ai Rover triveresi un servizio nel Branco di Grignasco; ciò permise loro di acquisire l’esperienza e le tecniche necessarie per l’apertura delle nuove Unità del loro Gruppo.
Come segno di riconoscenza il gruppo Trivero 1° scelse per il proprio foulard il blu del Grignasco 1°, a cui affiancò l’arancione.
Successivamente la collaborazione diretta del Gruppo di Grignasco si verificò per la realizzazione di un noviziato femminile, sempre nell’ottica di un’espansione del Gruppo triverese.
Da allora i rapporti tra i due Gruppi, nonostante l’appartenenza a due Zone diverse, sono sempre stati improntati alla massima amicizia e collaborazione, soprattutto nella realizzazione di Campi di Pasqua e di uscite in comune, ai quali si sono via via aggiunti altri Gruppi vicini, tanto che da ormai molti anni si è consolidata la tradizione del Campo di Pasqua organizzato con tutti i gruppi Scout valsesiani.
Senz’altro è da sottolineare l’apporto che diede, in questo periodo e negli anni seguenti, Gianni Garlaschini; nel giro di pochi anni trasformò il Grignasco 1° da un Reparto sull’orlo dello scioglimento, senza Capi, che doveva dipendere da Borgosesia, a un vero Gruppo, con tutte e tre le Branche, con un buon Clan che garantiva il necessario ricambio di Capi Unità e che riuscì addirittura a fornire l’apporto educativo e di Capi per la nascita del Trivero 1°.

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La nascita dello scautismo femminile e l’espansione (1976-1985)

Nel periodo a metà degli anni ‘70 ci si accorse che qualcosa stava veramente cambiando dentro e fuori dal Gruppo. Sempre più pressanti venivano da più parti le richieste di aprire la proposta educativa Scout alle ragazze.
Fin dal 1974, anno della fusione tra ASCI e AGI, si stavano moltiplicando un po’ dappertutto le esperienze di coeducazione tra Guide e Scout, molti Gruppi maschili e femminili si fusero, dando luogo a Gruppi misti, molti altri nascevano già come misti. Anche a Grignasco i tempi divennero maturi.
Fu don Adriano Ciocca, coadiutore e Assistente degli Scout, a notare per primo la totale assenza di proposte educative per le ragazze, non solo in ambito Scout, e a proporre con forza alla giovane Comunità Capi di allora di lanciarsi nell’impresa di aprire nuove Unità femminili. La sfida venne raccolta da Gianni Garlaschini che, verso la fine del ‘76, propose ad alcune ragazze che frequentavano l’Oratorio di formare un Noviziato; contemporaneamente contattò Alda Damiani, che acconsentì ad apprendere il metodo educativo Scout e ad intraprendere il cammino che le avrebbe permesso di diventare Capo Unità.
Già nell’anno successivo il Noviziato femminile svolse con regolarità le prime attività, si ricorda il Campo di Pasqua, insieme al Clan, e il Campo estivo, realizzato con il Reparto femminile di Cinisello Balsamo in Val Camonica; in particolare quest’ultima esperienza si rivelò molto preziosa per l’apprendimento del metodo e delle tecniche Scout. L’anno seguente le Novizie costituirono il Fuoco “Andromeda”, mentre Alda Damiani poté dare avvio anche al Reparto femminile “Altair”, dal nome della stella più luminosa della costellazione dell’Aquila. Da allora la storia del Reparto femminile, pur costellata di alti e bassi, come del resto ogni buona esperienza di vita, ha continuato fino ai nostri giorni. specialmente nei primi anni fu preziosissima la collaborazione del Gruppo di Cinisello Balsamo, con il quale vennero svolti quasi tutti i Campi estivi di questo periodo: al Pian della Luna nel ‘77, a Piode nell’80 e nell’82, al Maccagno nell’81 e nell’84, all’Alpe Lincè nel 1983.
Nel 1980 avvenne il tragico terremoto in Irpinia. Senza dubbio da segnalare l’immediata partecipazione di alcuni Capi grignaschesi ai soccorsi e all’opera di volontariato che operò nelle zone colpite.
Intanto i Gruppo si trovava in un periodo di intensa e radicale trasformazione. Dai primi anni ‘80 lo scautismo femminile approdò anche alla Branca L/C: in Branco arrivarono le prime Lupette. Esse formarono in un primo momento delle sestiglie femminili all’interno del Branco “Mowgli”, fino ad allora solo maschile, per poi essere riunite in un Branco tutto femminile, che prese il nome di “Roccia Azzurra”. L’esperienza di questo secondo Branco però fu breve; dopo qualche anno per vari motivi, tra gli altri la Comunità Capi poco numerosa e la mancanza di una sede per il secondo Branco, si preferì fondere quest’ultima Unità con il Branco “Mowgli”, che da quel momento divenne misto.
Nello stesso periodo, anno dopo anno, Noviziato dopo Noviziato, il Fuoco andava via via ingrandendosi e consolidandosi, mantenendo un rapporto di grande collaborazione con il Clan, ma riuscendo a conservare una propria autonomia. La vita delle due Unità correva parallela, riunendosi tuttavia nelle grandi occasioni, quali cerimonie particolari o i Campi estivi; in questo periodo è da sottolineare la partecipazione comune alla Route Nazionale R/S dell’86 ai Piani di Pezza, in Abruzzo.
Tutta la branca Rover/Scolte aumentò costantemente la propria consistenza numerica; da un periodo in cui ebbe anche degli anni di interruzione si passò ben presto ad una netta espansione.
Complessivamente il Clan e il Fuoco si trovarono in questo periodo a vivere una stagione particolarmente fortunata: nell’87 vennero censiti ben 34 tra Novizi, Rover e Scolte.
Degno di nota, infine, che a metà degli anni ‘80 i tre fratelli Nicola, Monica e Massimo Bonzanino che, pur essendo di Vinovo (TO) frequentavano le attività del Grignasco 1°, presa la Partenza si fecero promotori della fondazione il Gruppo Scout Vinovo 1°.

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Il consolidamento. La fondazione dei gruppi Omegna 1° e Serravalle 1° (1986-1990)

Dalla seconda metà degli anni ‘80 il Gruppo, e la Comunità Capi in particolare, assistettero ad una notevole espansione sul piano numerico e ad un consolidamento generale di tutte le Unità, che cominciavano ad essere seguite spiritualmente in modo costante dagli Assistenti dell’epoca; tra gli altri si ricordano i coadiutori don Giuseppe Teglia, don Giuseppe Pastore, don Eugenio Grazioli e il diacono don Emilio Forte, di Serravalle.
Intorno al 1982 fu proprio grazie all’interessamento don Emilio Forte che cominciarono ad entrare, dapprima in Reparto, poi in Branco, i primi ragazzi e ragazze di Serravalle. Negli anni che seguirono la presenza di serravallesi nelle Unità di Grignasco crebbe sempre più, tanto che si cominciò sempre più a pensare a un possibile Gruppo autonomo al di là del Sesia.
Il primo passo in quella direzione lo fece il Reparto maschile, allorché gli Scout provenienti da Serravalle furono in numero sufficiente, creando nel 1983 una Squadriglia appositamente per loro: i Camosci, che per qualche anno, pur facendo parte a tutti gli effetti del Reparto maschile di Grignasco, venne considerata una vera e propria “Squadriglia Libera”. Il primo Caposquadriglia fu Enrico Sezzano, con Daniele Mare vice.
Negli anni seguenti molti Scout serravallesi dal Reparto cominciarono a passare in Clan/Fuoco e a comporne una fetta sempre più consistente.
Nel 1985 la situazione nel Reparto maschile era tale per cui si rendeva necessaria la costituzione di una seconda Squadriglia a Serravalle, infatti mentre i ragazzi di Grignasco tendevano a calare, si assisteva al continuo aumento dei serravallesi. Il Capo Reparto dell’epoca, Massimo Bottarel, decise quindi di trasferire anche la Squadriglia Leoni a Serravalle: il futuro Reparto serravallese cominciava a prendere forma.
All’epoca i due Reparti erano quindi costituiti da quattro Squadriglie maschili, le Pantere e le Aquile a Grignasco, i Camosci e i Leoni a Serravalle, e due femminili, le Volpi e i Castori.
Fu in questo clima di grande fervore che, nel 1986, il Gruppo festeggiò i sessant’anni di vita; nell’occasione i Vecchi Scout di Grignasco e dei paesi limitrofi fondarono una Comunità MASCI valsesiana, segno delle origini radicate nel passato ma orientate ad un nuovo futuro.
In quello stesso periodo, nonostante il forte entusiasmo dei Capi, i Reparti entrarono in una crisi che vide a poco a poco abbassarsi il numero dei loro componenti di Grignasco, fino a giungere a livelli desolanti: nel 1987 vi erano 13 Esploratori e 5 Guide. In questa situazione era quasi compromessa l’applicazione del metodo, si rese quindi necessaria un ridimensionamento che vide lo scioglimento delle squadriglie Castori e Tigri (fondate rispettivamente nei primi anni ‘80 e nel 1975).
Nel 1987 prese la Partenza un nutrito gruppo di rovers e scolte, la Comunità Capi di allora si trovò quindi a poter disporre di nuove forze per l’apertura di Unità a Serravalle: nacquero i due Reparti, maschile e femminile, i cui Capi erano Roberto Borgato ed Elisa Sezzano.
Un particolare curioso riguarda la scelta dei nomi dei neonati Reparti: tutte le Unità di Grignasco avevano un nome di una stella che iniziava per A (Antares, Aldebaran, Altair...), “Bene!” disse qualcuno “Quelle di Serravalle inizieranno per B!”, e fu così che vennero chiamati Betelgeuse e Bellatrix, due stelle della costellazione di Orione.
L’anno seguente si verificò l’entrata di una nuova serravallese in Comunità Capi, Gabriella Biglia, e fu possibile aprire anche il Branco in quel paese, che prese il nome di “Seeonee”, il branco di Mowgli.
Intanto il numero dei serravallesi aumentava di anno in anno in tutte le Unità: nel 1989 il Gruppo Grignasco 1° contava ben 173 componenti, di cui circa metà provenienti da Serravalle.
Ormai il seme del futuro Gruppo Scout Serravalle 1° era gettato: era solo questione di tempo e avrebbe presto camminato con le proprie gambe. Infatti l’anno successivo anche il Clan/Fuoco si divise: era doloroso ma necessario per dare vita a qualcosa di nuovo, che ogni ragazzo potesse sentire più “suo”.
A questo punto il Gruppo aveva le stesse Unità sia a Grignasco che a Serravalle, con queste ultime che divenivano sempre più autonome, non restava da fare che il grande passo: il 17 settembre 1989, dopo un lungo e duro lavoro durato più di dieci anni, nacque il Gruppo Scout Serravalle 1°. Significativa fu la scelta dei nuovi colori del foulard del neonato Gruppo: venne mantenuto il blu del Grignasco 1°, segno della propria origine e di continuità, al quale fu aggiunto un bordo verde.
Molto diversa, invece, fu la fondazione del Gruppo Omegna 1°.
Tra il 1981 e il 1983, appena ordinato sacerdote, svolse l’attività di coadiutore a Grignasco don Giuseppe Pastore. Qui ebbe modo di entrare in contatto con l’Oratorio ed in particolar modo con gli Scout, si interessò subito a quei ragazzi con i calzoni corti e al loro metodo educativo che li spingeva a fare cose un po’ strane...
A poco a poco, prima timidamente poi in modo sempre più propositivo, don “Beppe” si fece coinvolgere sempre più, partecipando attivamente a quasi tutte le attività e, quando la sua carica di parroco di Ara glielo consentiva, anche a qualche Campo.
Nel 1983 don Beppe venne trasferito a Omegna dove, saputo che il locale Gruppo Scout si era sciolto pochi anni prima, cercò dapprima di contattare i Vecchi Scout omegnesi, poi, in nome della grande amicizia che lo legava a molti Capi, chiese al suo vecchio Gruppo, il Grignasco 1°, di aiutarlo. La disponibilità venne subito da Attilio Ticozzelli, che diede avvio al Noviziato. L’anno successivo quel Noviziato costituì il Clan e si poté quindi rifondare il Gruppo Omegna 1°. Nell’85 arrivarono anche Lorella Massarotti, Marco Cantoia, Renato e Francesca Garlaschini, che ricostituirono il Reparto, dando al Gruppo la fisionomia che mantiene ancora oggi. 

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L’apertura all’esterno del Gruppo. Il servizio extrassociativo (1991-1996)

Dai primi anni di questo decennio la maturata sensibilità alle esigenze giovanili esistenti all’esterno del Gruppo e la disponibilità di molti Rover e Scolte ad un servizio extrassociativo (cioè svolto all’esterno dell’Associazione) ha portato alla creazione di piccole pattuglie che, sotto la guida dei rispettivi Capi, hanno promosso l’animazione all’interno degli Oratori di varie località vicine; a seconda delle esigenze e delle disponibilità vi sono stati dei periodi di servizio a Romagnano nel ‘93, a Borgosesia nel ‘94 e nel ‘95, a Valduggia nel ‘95 e nel ‘96. Pur essendo delle esperienze che, in molti casi, hanno avuto una durata limitata nel tempo, è stato certamente positivo per il Gruppo l’essersi fatto carico di problematiche anche lontane dal proprio ambiente, confrontandosi con persone diverse e creando l’occasione per una forte crescita personale nel servizio agli altri.
Questo spirito di servizio risultò evidente quando l’AGESCI chiese al gruppo Grignasco 1°, tra gli altri, di ospitare un paio di ragazzi russi della zona di Chernobyl. Si sarebbe trattato di una operazione internazionale, che coinvolgeva tutte le Associazioni Scout d’Europa, per far conoscere lo scautismo a quei ragazzi e per allontanarli per qualche settimana dal proprio Paese. La Comunità Capi aderì entusiasta all’iniziativa e si preparò a lungo all’impresa del tutto nuova e inaspettata: ospitare per un mese due ragazzi di tradizioni così diverse che problemi avrebbe creato? e come fare con la lingua? quali attività Scout proporre loro? L’impresa era densa di incognite. Che sorpresa, quindi, quando dal pullman non scesero due ragazzi ma ben cinque ragazze!
Fu comunque straordinario come Tania, Natasha, Angelìka, Natasha e Tania si ambientarono nel nostro paese e fecero amicizia con tutti: le famiglie grignaschesi fecero a gara per invitarle a cena.
Quel mese insieme passò presto, tra passeggiate, giochi all’Oratorio e i Campi estivi con il Reparto e i Lupetti. Si ricorda che durante la festa di addio, sotto a un grande striscione con la scritta “dasvidania” molti presenti, ragazzi e adulti, avevano gli occhi lucidi. Le cinque ragazze tornarono a casa con uno zaino colmo di regali dai nuovi amici Scout italiani.
L’anno successivo, nel 1991, morì Gianni Garlaschini. Pur avendo abbandonato da qualche anno il servizio nel Grignasco 1°, era ancora vivo in tutti i Capi il ricordo della sua autorevole figura di capo Gruppo. Come dimenticare le sue paterne “paternali”? Lasciò senza dubbio il miglior ricordo di sé e il rimpianto di non averlo ringraziato abbastanza per ciò che fece per il Gruppo.
Nello stesso periodo si ripeté un fenomeno avvenuto circa dieci anni prima, infatti nei primi anni ‘90 si verificò una certa affluenza, soprattutto in Branco e in Reparto, di ragazzi di Romagnano, Boca e Cavallirio; la Comunità Capi di allora, forte anche dell’esperienza serravallese di pochi anni prima, pensò di aprire delle Unità in uno di quei paesi. La scelta cadde su Romagnano, sia per motivi “strategici”, in quanto era comodo anche per chi abitava nei paesi limitrofi, sia perché nel Gruppo vi erano già dei Capi romagnanesi, che avrebbero potuto svolgere il loro servizio nelle nuove Unità.
Nel 1992 si decise di gettarsi nell’impresa: si sarebbe cominciato a dividere il Branco, particolarmente numeroso, e di trasferirne i Lupetti non grignaschesi a Romagnano; negli anni successivi si sarebbe proseguito con i Reparti.
Informati del progetto molti genitori si dimostrarono entusiasti e promisero il loro appoggio. La voce corse veloce a Romagnano e dintorni e in brevissimo tempo si creò una forte aspettativa.
Venne trovata anche la sede: un rustico da ristrutturare all’interno del parco con il cosiddetto “Ponte romano”, che permetteva gli ampi spazi indispensabili per i giochi e per l’applicazione del metodo Scout. Nel frattempo si sarebbe usata un’ala del vecchio collegio “Curioni”, in fase di ristrutturazione.
Per rendersi conto in prima persona dei rischi e delle potenzialità dell’impresa, una parte dei ragazzi del Clan/Fuoco cominciarono un servizio extrassociativo al “Chioso”, l’Oratorio romagnanese, che li vide impegnati per un anno nell’animazione dei ragazzi al sabato pomeriggio.
Tutto era pronto per il lancio della nuova impresa ma, purtroppo, tutti i preparativi ebbero termine nel volgere di poche settimane, per insormontabili problemi sorti all’interno della Comunità Capi (alcuni Capi dovettero rinunciare al proprio incarico per motivi di studio) e con il Clero romagnanese.
Nello stesso periodo, i primi anni ‘90, si verificò un evento molto importante e significativo. Un rover grignaschese, Andrea Bacchetta, una volta presa la Partenza rispose alla richiesta del Gruppo Borgosesia 1° a guidarne il Clan. Finalmente il Gruppo grignaschese aveva la possibilità, in qualche modo, di contraccambiare il fraterno aiuto datogli dal Gruppo vicino più di vent’anni prima.
Da sottolineare è anche la disponibilità data in questo periodo al Gruppo di Varallo per la fondazione del Branco. Giovanni Cavagnino, rover varallese, fece per un anno servizio nel Branco di Grignasco al fine di acquisire le tecniche e l’esperienza per poter a sua volta svolgere il ruolo di Akela nel proprio Gruppo. Fu, in verità, una piccola cosa ma può rendere bene l’idea del concetto di “fratellanza Scout” che esiste da sempre tra tutti i Gruppi valsesiani.
L’ideale del servizio agli altri è sempre stato molto presente all’interno del gruppo e del Clan/Fuoco in particolare. I tragici eventi che portarono allo smembramento della ex Yugoslavia non poterono lasciare gli Scout indifferenti, così il Campo estivo di Clan/Fuoco nel 1993 si svolse a Postumia, in Slovenia, in un campo profughi. Furono dieci giorni molto duri per gli Scout, sia per la difficoltà della lingua, sia per la quasi impossibilità di riuscire ad aiutare ed animare dei disperati che avevano perso tutto, compresa la loro Patria.
L’anno successivo, nel 1994, ci fu un evento che colpì profondamente tutto il Gruppo e la comunità parrocchiale grignaschese: Massimo Bottarel divenne sacerdote. Massimo percorse tutte le tappe della vita Scout, dai Lupetti al Reparto, dal Noviziato al Clan, e poi le esperienze di Capo Reparto, Maestro dei Novizi, Capo Clan, Animatore di Comunità Capi. Una vita intensa trascorsa all’interno dello scautismo, che ha dato moltissimo al Gruppo e, sicuramente, che moltissimo ha preso. Se qualcuno a volte si chiede “a cosa serva lo scautismo”, se non a fare giochi notturni o divertenti Campi estivi, questa è la migliore risposta possibile: a formare delle persone in gamba, che sanno compiere con coraggio e decisione le scelte fondamentali della propria vita.
Nel novembre dello stesso anno la Comunità Capi e il Clan/Fuoco intervennero con pala e stivali all’indomani della tragica alluvione che colpì vaste zone del Piemonte; chi partecipò a questo servizio tornò impressionato, non tanto per gli effetti della forza distruttiva delle acque, quanto per la gratuita disponibilità che decine di migliaia di volontari da tutta Italia offrivano con un disinteresse esemplare: questo senz’altro fu l’aspetto di gran lunga più educativo che gli Scout grignaschesi colsero e riportarono a casa.
Degno di nota l’anno seguente (1995) fu l’esperienza del Branco a Roma per la manifestazione “Diamo una mano al Papa”, in cui tutti i Branchi d’Italia si radunarono davanti al Santo Padre in un incontro gioioso; nello stesso anno il Clan/Fuoco ha svolto la propria Route discendendo il Ticino in canoa da Lesa, sul lago Maggiore, a Pavia.