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   Benvenuti nel sito del Gruppo Scout Grignasco I

Alcune testimonianze


Indice







Introduzione

Sono passati dieci anni da quel 1996 ed eccoci ancora qui, a festeggiare un’altra volta questo gruppo scout che dopo ottant’anni continua il suo cammino. Un cammino lunghissimo che ha la sua origine in quel lontano 8 dicembre del 1926. Un cammino pieno di grandi avventure e di gioie e che ha attraversato anche momenti difficili, ma sempre affrontati con il sorriso e canticchiando una canzone, come vuole il nostro fondatore.
Un cammino pieno di volti e di sguardi che si rincorrono per quasi un secolo, accompagnando la comunità e la parrocchia del nostro amato Grignasco. Tanti hanno seminato in questi anni e noi oggi siamo la testimonianza della bontà di quel lavoro.
Ai primi incontri ed alle prime riunioni organizzate per pianificare i festeggiamenti di questo ottantesimo anniversario non è stata solo la nutrita presenza di exscout di tutte le età a colpirmi, ma il loro entusiasmo, la loro voglia di fare, la loro eterna voglia di “giocare”, che traspariva dai loro occhi. Traccia indelebile di chi ha respirato l’aria dello scoutismo e con una punta di orgoglio, lasciatemi dire, di chi l’ha respirata alle pendici del Monte Fenera.
Questo libro vuol essere il racconto degli ultimi dieci anni, di quello che abbiamo fatto noi scout di una generazione che ha visto l’inizio di un nuovo millennio e che spera di avere seminato altrettanto bene di quello che avevano fatto i nostri padri e i nostri nonni.

Fabrizio Sagliaschi

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Saluto dei capi gruppo

 

Eccoci!
“Non esiste buono o cattivo tempo ma buono o cattivo equipaggiamento” è nello spirito dello scoutismo sapersi attrezzare per affrontare le difficoltà del “tempo”.
È partendo dalla grande convinzione che può esistere “un buon equipaggiamento” che ci si è mossi in questi anni non a domandarsi se si sarà capaci di svolgere un buon servizio ma accogliendolo con gioia e domandandosi cosa ci è chiesto e cosa si dovrà fare per attrezzarsi a svolgerlo al meglio. Questo spirito ha spinto molti di noi in questi anni a rendersi disponibile partendo dalla voglia di continuare il gioco scout.
Il cammino che stiamo percorrendo è iniziato tanti anni fa, nel sole e nelle intemperie il nostro gruppo continua la sua strada. Questo libro vuole essere come un quaderno di strada su cui è annotato giorno per giorno la storia di questi ultimi 10 anni.
Il nostro scopo è quello di aiutare i ragazzi a crescere e a diventare donne e uomini liberi, capaci di sapersi schierare e fare scelte che li guideranno nella loro vita. Siamo consapevoli della preziosità della fiducia che i genitori dei nostri ragazzi ci concedono e ricordando uno scritto di B.P. “non ci proponiamo di prendere il vostro posto nell’affetto del vostro ragazzo ma soltanto di aiutarvi ad educarlo”.
Essere alla guida del gruppo scout è la gioia di condividere una sfida insieme ai compagni con cui sei cresciuto o con i ragazzi che hai visto crescere, è porre fiducia reciproca, è credere nella forza della fratellanza, è affidarsi alla provvidenza, è vivere la crescita dei ragazzi attraverso gli occhi e la voce dei capi unità, con loro e attraverso loro trasmettere i valori dello scoutismo e i valori cristiani che nonostante i cambiamenti sociali permangono nella loro attualità.

 

Sabrina Boraso

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Saluto dell'A.E.

 

L’anniversario di fondazione del Gruppo Scout a Grignasco, è diventato l’occasione per raccogliere e unire le diverse voci che hanno ispirato l’esperienza dello scoutismo e che tuttora continuano a mantenerlo attuale.
Attraverso la pubblicazione di un agile strumento editoriale, che non ha pretese di mercato, è presente il desiderio di conservare alla memoria valori e realtà, che sono entrate nel cammino di formazione di molte persone che vivono nel nostro paese.
L’ottantesimo assume quindi, un significato in questo senso e la pubblicazione di pagine che possono far ricordare, attraverso immagini, didascalie e racconti, gli ultimi dieci anni, è diventato il criterio ispiratore del simpatico volumetto.
Se il ricordo di campi, di uscite e di attività, che hanno caratterizzato la vita del locale gruppo nelle varie branche, ha il potere di far rivivere momenti belli e appassionanti, ha pure la legittima pretesa di dare coesione e cementare i valori che nella tradizione hanno segnato la storia delle varie generazioni.
Ma ciò che vorrei segnalare in questa pubblicazione, tanto che è diventato un criterio guida, è la volontà di far vedere in un modo semplice una realtà difficile da insegnare: i valori che ispirano lo scoutismo e in particolare l’AGESCI, cui appartiene il Grignasco I, si trasmettono in modo leale con il confronto e l’attività, attraverso l’aiuto di chi, come capo, ha già percorso un cammino e ti sta a fianco.
È molto importante per garantire l’efficacia di questo principio, che tutta la compagine educativa formata da giovani e adulti, verifichi costantemente il suo cammino e all’interno della Comunità cristiana realizzi il suo ruolo di formazione, perché tutta la società possa beneficiare dell’opera educativa che lo scoutismo si propone.
Un augurio allora perché tutta l’esperienza maturata in questi anni rappresenti un capitale cui attingere per dare continuità ai nuovi percorsi del futuro.

 

don Gianfranco Regalli

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Esperienza di un Akela

 

Mi ricordo ancora il giorno in cui, dopo anni di servizio in reparto, mi è stato chiesto di fare l’Akela … sono subito sorti mille interrogativi: Ce la farò? Avrò la pazienza di stare con i bambini? E l’ambiente giungla lo conosco abbastanza?
Poi la nuova avventura è iniziata; l’uscita dei passaggi, le prime riunioni in tana e subito i primi problemi, le prime incertezze, le prime difficoltà ma anche quegli sguardi teneri che ti catturano l’attenzione, le frasi innocenti di quei bambini che decidono di venire a vivere la loro avventura, la loro pista con noi e non si può fare a meno di affezionarsi ad ognuno di loro e a dare del proprio meglio per loro.
Nei tre anni che sono stato alla guida del Branco ho avuto modo di vivere insieme a loro molte cacce, giochi e avventure e ora è bello vederli ancora lì, chi cresciuto e ormai passato in reparto, chi con i nuovi vecchi lupi, cambiati ma con lo stesso entusiasmo che avevano un tempo.
Spesso si pensa che l’importante per un bambino dell’età del branco è farlo giocare e divertire e così l’avrai in pugno, ma la sfida dello scoutismo è di educarli e farli crescere e il gioco e l’ambiente fantastico sono solo degli strumenti.
Già la giungla, questa avventura spesso un po’ oscura anche a noi vecchi lupi, eppure attraverso i racconti delle storie del piccolo Mowgli i lupetti crescono e imparano a capire che cosa è bene e che cosa è male, come comportarsi per vivere in un gruppo come in una “famiglia felice”, imparano a superare le difficoltà e non arrendersi di fronte agli ostacoli; attraverso il gioco e il racconto iniziano a muovere i loro passi su una pista che si spera li accompagni per tutta la loro vita.
Ogni volta che un nuovo lupetto arrivava, accompagnato da qualche suo amico che aveva provato il branco prima di lui ed era entusiasta della sua esperienza, era un piccolo successo, una grossa soddisfazione; i frutti del nostro impegno si vedono nelle piccole cose e si vedranno ancora di più nel tempo.
In questi tre anni sono stati molti i momenti belli da ricordare: quando ci siamo persi in mezzo al bosco andando ad Ara, l’uscita ad Assisi con i lupi del C.d.A., l’evacuazione dalle tende a causa della pioggia che ha reso ancora più avventurosa la passeggiata delle vacanze di Branco alle piane di Cervarolo, la lupetta che stanca e un po’ impaurita non voleva più continuare sul sentiero ma grazie all’aiuto di Akela e degli altri lupi è arrivata insieme al Branco alla meta, le sfide delle sestiglie nel migliorarsi sempre più per riuscire ad avere il totem, le notti sveglie alle vacanze di branco quando i cuccioli sentivano la nostalgia di casa, le serate passate in allegria … ma la cosa che porterò sempre nel cuore saranno i loro sguardi, le loro tenerezze e la loro gioia.

 

Daniele Ioppa

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Esperienza di una Capo Reparto

 

Devo confessare che inizialmente la mia idea del "buon Capo Reparto" tendeva molto alla preoccupazione delle attività da realizzare, quindi inizialmente nel mio vivere l'esperienza di capo scout ero molto rigida, agitata, alla ricerca dell'attività perfetta. Per preparare tutto spendevo ore di preparazione per attività che alla fine si bruciavano nel giro di poche ore.
Col passare degli anni, il mio modo di essere è cambiato e, con me, anche il mio essere scout. Mi sono resa conto che le cose importanti vanno al di là di tutto questo: ciò che prima era come invisibile ai miei occhi, adesso è invece molto evidente: il rapporto con i ragazzi, il vivere insieme a loro, il condividere la fatica, il freddo, il correre per i boschi alla ricerca della squadriglia che si è persa in hike ... talvolta anche il condividere il brodino allungato di minestra liofilizzata, il cibo carbonizzato sul fuoco di legna o la pasta incollata e scotta sono i momenti più belli che alla fine rimangono impressi nei ricordi e ci insegnano qualcosa.
Lo spirito d'avventura ... la voglia di uscire dalla vita frenetica di tutti i giorni, per poterti fermare, ascoltare, osservare che Dio c'è, è lì intorno a te ... ma nella tua disperata corsa di tutti i giorni non riesci a vederlo e a sentirlo perché la sua luce è spesso sovrastata da riflettori e luci artificiali che, sebbene non portino calore nella tua vita, ti abbagliano e spesso portano lontano da ciò che è importante.
Penso che l'unico modo per parlare di "Spirito di Scout" con i ragazzi sia il viverlo con loro, al di là di tutte le idee di perfezione e perfetta organizzazione, amandoli, cercando di cogliere il loro essere in trasformazione, cercando di stare loro vicini e di accompagnarli in questo cammino, facendo loro sentire che siamo lì, fratelli maggiori al loro fianco.
Il ruolo di fratello maggiore non è sempre facile: talvolta ti pone di fronte a situazioni difficili perché stare loro vicini con il cuore di ragazzi, ma con la testa di adulti, richiede anche di mettersi in discussione e di metterli di fronte ai loro sbagli e stimolare in loro la riflessione. Penso che questa sia la parte più difficile del nostro essere capi, ma camminando con loro, sugli stessi sentieri, vedendo la meraviglia della loro crescita, del loro diventare uomini e donne di domani si raccolgono i frutti e le soddisfazioni migliori.
Rivedo i volti dei molti ragazzi che sono passati in Reparto salendo dallo scalone di S. Graziano con il cuore in gola, con gli occhi spalancati e la voce tremolante, non sapendo bene cosa li aspetti, per poi lasciare il Reparto dopo quattro anni, ri-salendo la stessa scala di San Graziano, con una consapevolezza diversa: l'emozione è sempre forte, ma le avventure vissute su questi sentieri li hanno aiutati a maturare, diventare più grandi, forti e consapevoli, pronti alla ricerca di nuove sfide.
Concludendo questi miei brevi pensieri posso dire che la forza dello scoutismo é proprio questa: il vedersi crescere insieme e vedere con piacere il cambiamento di ogni capo e ragazzo ... con la consapevolezza e forse anche un po' l'ambizione di essere lì, pronti ad essere consolazione, sprone, confronto per supportare ognuno di questi miei fratelli nelle scelte che farà per cercare la loro strada nella vita.

 

Anna Norgia

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Esperienza di un Capo Clan

 

L’esperienza in branca RYS: essere uomini in cammino

 

Non potrei scrivere questo contributo senza ripensare alla mia esperienza di capo clan, ai ragazzi che hanno condiviso con me le difficoltà del cammino, a volte la stanchezza, certamente la gioia. Mi vengono in mente i nomi, gli episodi, che ancora ricordiamo quando ci ritroviamo insieme, andando oltre e scavando nei ricordi della memoria, scopro che ci sono dei fili rossi, delle cose che si ripresentano e che, forse, rappresentano la vera essenza dell’essere scout.
Strada, Comunità e Servizio, queste erano le tre parole con cui definivano l’esperienza del clan/fuoco i miei capi e questi sono tre punti che guidano e che plasmano l’esperienza formativa della branca RYS.
I ragazzi sono e devono essere il punto di partenza e di arrivo del nostro servizio in gruppo. I capi non possono essere che mezzi che li accompagnano lungo la loro strada, li aiutano e li sostengono quando questa diventa indecifrabile o si inerpica per luoghi sconosciuti guidandoli ed aiutandoli nella piena realizzazione di loro stessi, spronandoli se è necessario, sempre cercando di chiedere loro delle risposte in cui ci sia dentro anche il cuore e su cui sarebbero pronti a scommettere.
È stato molto affascinante il dialogo continuo con i ragazzi del clan/fuoco nel quale ho cercato di ascoltarli, di confrontarmi con loro, lasciando alle spalle le risposte che mi ero già dato, per trovare una risposta insieme a loro. Vederli affrontare tematiche complesse, con l’entusiasmo e la voglia di crescere che solo un ragazzo appena maggiorenne ha; la sua voglia di essere contro, di non accettare le risposte della società in modo passivo, ma, con il suo passo, voler tracciare la sua strada, scoprire e ricercare le proprie risposte – per essere pronti a raccogliere, con la Partenza, la sfida di essere adulti.
Penso che per formare gli uomini e le donne “del domani” sia importante intravedere e sviluppare in essi gli stimoli di ricerca verso nuove strade, trasmettendo loro l’esperienza del cammino sinora percorso e spingendoli a cercare la propria strada, su cui esprimere i propri talenti.
Nel mio servizio in branca RYS ho sempre cercato di guardare alla fine del percorso educativo scout del ragazzo, al momento della Partenza. In questo passaggio, fondamentale per gli scout, si conclude il cammino da educando per poter essere pronto a raccogliere le sfide del mondo.
Mi sono spesso domandato che cosa servisse ai miei ragazzi, a quali domande cercavano di rispondere e come avrei potuto aiutarli nella loro ricerca. Quali sono le sfide del nostro tempo, della società in cui viviamo a cui i ragazzi e noi tutti dovremo dare risposta e soprattutto quali sono i mezzi per dare queste risposte?
Sorrido nel ritrovarmi a pensare a quante volte il desiderio di libertà e di scoperta mi ha spinto a vivere, insieme ai rover ed alle scolte, esperienze che altri menti nella mia vita non avrei potuto conoscere.
Ripenso ai campi estivi: con le biciclette in Camargue, alle foreste attorno al monastero di Camaldoli, agli occhi dei bambini conosciuti a Sarajevo, al loro sorriso, a tutte le persone che ho incontrato in quei giorni e con cui ho condiviso una parte di questa grande avventura e che mi hanno fatto capire il valore:
del tempo, il saper leggere il passo di ogni cosa, per imparare a capire quando è il momento di agire e quando di trattenersi ed aspettare;
del preparare e del verificare, per poter imparare dagli errori commessi;
della ricerca delle risposte, attraverso un ascolto attivo, andare oltre le parole, i discorsi, per conoscere, di persona, le situazioni di cui parliamo, impegnandosi affinché le parole non rimangano tali, ma si trasformino in un’azione per cercare di cambiare, con il nostro impegno, le cose;
della dimensione della comunità, dell’energia che nasce dalla condivisione delle mie ricchezze e dei miei limiti con gli altri, sapendo che, in entrambi i casi sarò capito ed accettato;
della preghiera, l’esperienza del silenzio, la profondità dell’a Parola, la gioia dell’incontro con Dio – la ricerca nel decifrare la volontà del Signore;
della natura, vivendo con intensità le esperienze di vita all’aria aperta, le difficoltà del cammino e la contemplazione delle sue bellezze, attraverso le quali impariamo la misura dei nostri limiti;
dell’accettare le sfide, non la ricerca di facili vittorie, ma la capacità di organizzare e prepararsi per essere pronti ad agire, per realizzare un progetto grande, importante, la propria vita. Ripercorrendo la mia esperienza di capo clan penso alle parole di Giovanni Paolo II, a Roma, nell’incontro con l’AGESCI “Siate uomini e donne che, facendo riferimento al Vangelo di Gesù, sanno educare altri a vivere nella libertà e nella responsabilità, a "nuotare contro corrente" per vincere la tentazione dell’individualismo, della pigrizia, del disimpegno.” È questa la missione dell’azione educativa che ogni educatore dovrebbe sviluppare ai ragazzi che gli vengono affidati.
Non si può percorrere un cammino senza fare tesoro di quello che la Strada ci insegna; rispondere alla chiamata, ad un desiderio profondo e costante di andare a cercare la propria dimensione, senza lasciarsi frenare dalla voglia di rimanere nelle proprie certezze e dai traguardi raggiunti, ricordandosi di prendere sempre, come riferimento, l’uomo e porlo al centro, guardando, in esso, l’immagine di Dio.
Spesso, proprio perché l’orizzonte ondeggia di fronte a noi capiamo di essere in cammino.
Buona Strada.

 

Alberto Norgia

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1996 Route delle Co.Ca.

 

“Sai da soli non si può fare nulla
sai aspetto solo te,
noi, voi, tutti, vicini e lontani
insieme si fa ...”

 

Queste le parole di inizio del canto che ha accompagnato la nostra Route Nazionale del ’97 ai Piani di Verteglia, località del comune di Montella (AV) dove l’AGESCI si è incontrata con le Comunità Capi di tutta Italia, per tracciare “strade e pensieri per domani”.
Il luogo scelto, l’Irpinia, riporta alla memoria l’intervento di oltre 10.000 scout che, dopo il terremoto del 1980, si mossero nell’”Operazione Arcobaleno” per contribuire all’assistenza e alla ricostruzione delle aree terremotate.
E proprio in quel luogo l’AGESCI ha voluto scommettere sulla possibilità di ospitare circa 12.000 capi provenienti da tutta Italia costruendo una vera e propria “città di tende”, suddivisa in sottocampi, ciascuno autonomo dagli altri ed in grado di fornire strutture capaci di garantire i servizi essenziali, limitando il più possibile l’impatto ambientale.
Una distesa di tende sotto il sole, un gran polverone che si sollevava al passaggio di ogni gruppo di scout e che penetrava dappertutto, in ogni fessura, e che disgusto usare il sapone di Marsiglia persino per lavarsi i denti!
Ma che emozione, il primo giorno di campo fisso nella spianata di Verteglia, allungare lo sguardo e scorgere attorno a sé una distesa di camicie celesti e fazzolettoni di ogni colore ad attendere il saluto inaugurale ... circondati da così tante persone che in quel momento ti senti “fratelli” perché vivono i tuoi stessi ideali, credono negli stessi valori, pronte a mettersi in gioco ancora una volta ed esplorare nuove strade.
Vivere la route è un modo per cercare, per affrontare le questioni che più ci stanno a cuore, ed è il modo che ha scelto l’AGESCI per incontrarsi con i suoi capi, per confrontarsi con loro e riflettere sulle sfide che il futuro ci chiama ad affrontare. Per saperne leggere i segni ed affrontarli con consapevolezza, per educare con gratuità ed amore ma anche con disciplina, per investire sui ragazzi che saranno il mondo di domani, per spronarci su ciò che ognuno di noi può fare. “Non possiamo dare niente di più di quello che siamo, pertanto è nostro compito cercare di essere il meglio di quello che possiamo essere”.
Molte le occasioni di confronto, nei laboratori e nei “fuochi incrociati” dove esperti e persone significative hanno osservato con la lente d’ingrandimento la realtà e le grandi sfide che abbiamo davanti.
B.P. (che era uno che la sapeva lunga) diceva che dobbiamo impegnarci per essere, oltre che buoni padri di famiglia, buone persone al lavoro, buoni compagni, anche buoni cittadini. Mi vengono in mente come fossero ieri le parole forti che don Ciotti pronunciava affrontando i temi della legalità e della giustizia: “Quello della legalità è un grande sogno, è un sogno in cui ognuno deve fare la sua parte, ma anche la società civile deve mettersi in gioco. Essere cittadini vuol dire questo: fare la propria parte. La giustizia chiede di sporcarsi le mani; la legalità comincia scrollandoci noi di dosso i privilegi, i favori ... l’educazione prima della legge e delle istituzioni cambia il mondo.”
Non possiamo pensare di “lasciare il mondo un po’ migliore di come lo abbiamo trovato” se non facciamo nostro questo modo di pensare e di agire.
Sono passati quasi 10 anni, ed anche i ricordi col tempo si sbiadiscono. Certi segni però ti rimangono dentro, germogliano piano piano ... sono quelli che ti fanno tenere duro, che ti fanno andare avanti, che ti rimettono in gioco, che ti traghettano per i prossimi 10 anni, e poi 10 anni ancora, e poi altri 10 ...

 

Laura Borelli

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2003 Campo Nazionale E/G

 

Era il settembre del 2002 quando il mio capo gruppo, che mi aveva accompagnato nei miei anni in reparto e in clan, mi chiese se volevo fare il capo reparto e partecipare ad un campo un po’ particolare; e senza chiedere nulla di più risposi di si. Poco dopo capii che mi stava chiedendo di portare il reparto al Campo Nazionale che si sarebbe svolto nell’estate successiva.
L’anno iniziò con tutta una serie di attività particolari svolte in funzione del campo stesso per arrivare preparati al giorno della partenza.
L’avventura iniziò, dopo una notte di viaggio faticoso con l’arrivo ai Piani di Verteglia in Campania la mattina successiva. L’atmosfera era quasi surreale, una distesa immensa di prati che si perdeva a vista d’occhio; in poco tempo iniziarono a sorgere tende da tutte le parti e ci ritrovammo in 6000 camicie azzurre per la cerimonia di apertura. Un’emozione incredibile!
I ricordi di quel campo sono ancora ben impressi in tutti quelli che vi hanno partecipato.
La suddivisione in reparti di formazione ci ha permesso di conoscere gli scout di Siracusa, Napoli, Molfetta e Varese.
Al Villaggio delle Tecniche dei veri e propri esperti mettevano a disposizione di tutti le proprie conoscenze nelle più svariate attività: dalla topografia all’arte di strada, dal pronto intervento ad un vero e proprio maestro pizzaiolo, senza dimenticare il gruppo folcloristico che insegnava a ballare pizzica e tarantella.
La giornata del Jamboree ci ha fatto rivivere con immagini e attività l’incontro internazionale appena svoltosi in Thailandia.
Durante la Santa Messa il momento più emozionante è stato il messaggio del Santo Padre, Giovanni Paolo II.
Molti altri sono stati i momenti da ricordare; un’esperienza veramente particolare che ha lasciato il segno a tutti coloro che vi hanno partecipato.

 

Simone Arienta

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2003 Route di Clan a Sarajevo

 

Lo scoutismo dà un’infinità di occasioni e opportunità, sta a noi coglierle e viverle a pieno fino in fondo.
Grazie ad alcune amicizie ho avuto la possibilità di conoscere la realtà dei campi organizzati dall’agesci nei Balcani e nell’estate del 2002 ho partecipato ad un campo a Sarajevo, dove l’associazione da anni propone un’esperienza di servizio e di incontro con l’altro in una delle realtà politiche e culturali più complesse e difficili del nostro continente. Si propone un approccio ai temi della pace, della guerra e della scelte politiche, basate sull’osservare ed il dedurre, e una volta di ritorno a casa, intervenire e testimoniare. Al mio ritorno toccato da un’esperienza così profonda e speciale è stato naturale proporre questa avventura anche ai ragazzi del nostro Clan. E partito così un progetto articolato in varie tappe. Raccolta di notizie, autofinanziamento (con il contributo dell’amministrazione comunale di allora), raccolta di materiali necessari alle attività di animazione (cartelloni, pennarelli ecc.), che ha portato 12 ragazzi del gruppo di Grignasco a trascorrere 10 giorni a Dobrinja quartiere mussulmano di Sarajevo.
Un viaggio in treno, nave e pullman durato quasi due giorni ci ha fatto giungere nei Balcani, dove si incontrano l’est e l’ovest, cristiani e mussulmani, cultura asburgica e cultura turca. Sarajevo è il terreno migliore per far comprendere che la diversità deve essere una ricchezza e non motivo di odio. E i nostri rover l’anno capito tuffandosi in questa realtà, osservando il paesaggio intorno a loro, ascoltando le testimonianze di chi la guerra l’aveva vissuta sulla propria pelle. Guardando negli occhi i bambini ed i ragazzi che nei momenti di servizio volevano comunicare e liberarsi dei ricordi, per sentirsi anche loro parte di un’Europa che dieci anni prima li aveva dimenticati.
La nostra presenza è stata importante per loro e ci siamo sentiti al posto giusto. Ognuno di noi ha portato a casa qualcosa e per la comunità del nostro Clan è stato un momento di crescita e di maturazione. Vorrei concludere con due aneddoti che a tutti sono rimasti molto impressi. Non vogliono essere una morale o un giudizio, ma ad ognuno di noi possono far riflettere. Il primo: Ad ogni gruppo partecipante era chiesto di portare delle biciclette che servono per gli spostamenti e che alla fine vengono lasciate ai ragazzi del posto. Il nostro clan aveva lavorato molto bene ripescando dalle cantine vecchie biciclette arrugginite, riverniciandole,e rimettendole in sesto. Freni funzionanti, copertoni nuovi ecc. Le avevamo persino battezzate con i nomi dei luoghi a noi cari, San Graziano,Monte Fenera, Monte Rosa … 6 biciclette che in Italia comunque nessuno avrebbe usato, ma che a Sarajevo valevano ancora molto. Ebbene giunti alla stazione di Novara, mentre ci occupavamo della spedizione, ci sono state rubate da sotto il naso…speriamo almeno che i nuovi proprietari ne avessero veramente bisogno.
Il Secondo col quale vorrei terminare è questo. Si dice che a Sarajevo dopo la guerra siano fiorite le rose. Dove cade una granata, e li ne sono cadute a milioni, le schegge scalfiscono l’asfalto, disegnando a terra una rosa. Gli abitanti della città hanno colorato di rosso i segni delle granate che hanno provocato dei morti ed ora dicono, in segno di speranza che la guerra ha fatto fiorire le rose a Sarajevo.

 

Fabrizio Sagliaschi

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2004 Udienza con il Papa

 

Mi è stato chiesto di raccontare la mia esperienza riguardo all’udienza con il Papa Giovanni Paolo II che si è tenuta a Roma il 23 ottobre 2004.
Sono la mamma di tre ragazzi, due dei quali frequentano il gruppo scout, (spero che anche la più piccola continui la tradizione) il primo è negli esploratori e la seconda nei lupetti, sia io che mio marito siamo stati scout per molti anni.
Quando c’è stato comunicato che all’udienza potevano partecipare amici e parenti, sono stata molto felice, era molto tempo che desideravo vedere il Santo Padre non essendo mai riuscita a partecipare a nessun incontro.
Ma arriviamo al viaggio, siamo partiti il venerdì sera dopo la cerimonia dei passaggi (che per ogni scout è un momento molto importante).
Il viaggio di andata non è stato dei più comodi, nel senso che avremmo dovuto dormire sul pullman ma pochi di noi ci sono riusciti, nonostante tutto però è stato un viaggio pieno di allegria, per me è stato un ritornare indietro negli anni, mi sentivo l’adrenalina alle stelle, come se fosse il mio primo campo estivo.
Siamo arrivati più o meno verso le 8.00 del mattino, dal parcheggio ci siamo incamminati verso San Pietro, all’arrivo nella piazza si sentiva già aria di festa, che emozione sentirmi ancora parte del gruppo, avevo anche indossato la mia vecchia divisa, ci sono stati assegnati i nostri posti, dopo di che ci sono state consegnate delle strisce di stoffa colorate a rappresentare l’amore e l’unione tra tutti i presenti.
Per un paio d’ore siamo stati trattenuti da un gruppo di scout, ben preparati, con canti e animazione, fino a quando la voce di Piero Badaloni ci ha annunciato l’arrivo del Papa, al che vi è stato un boato, ci siamo alzati tutti in piedi sventolando i nastri colorati.
Quando ho visto il Santo Padre ho provato un’emozione grandissima, un uomo con un carisma così non può essere che una persona speciale, ma nello stesso tempo provavo una gran pena per quell’uomo così malato e anziano, ogni volta che parlava mi sentivo un groppo alla gola, mi sembrava di essere di fronte al Signore sofferente.
È stata una delle esperienze più belle della mia vita, anche perché con i miei compagni di viaggio abbiamo ricordato vecchie avventure, abbiamo visitato Roma scherzato e cantato.
Il mattino seguente, dopo aver pernottato dalle suore, ci siamo recati alla Santa Messa per poi ripartire.
Ringrazio il gruppo scout, ma soprattutto Dio per avermi dato questa opportunità e per averci donato un Papa Santo.

 

Giampiera Omodei Zorini

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2004 Discorso del Papa

 

1. Vi saluto con affetto, cari membri del MASCI e dell'AGESCI, che celebrate anniversari importanti delle vostre Associazioni e vi do il benvenuto in questa Piazza.
La vostra presenza così numerosa rallegra il mio cuore.
Nel ringraziare cordialmente coloro che si sono fatti interpreti dei vostri sentimenti, saluto in particolare i Vescovi, gli assistenti ecclesiastici e i responsabili che vi seguono con dedizione e competenza.
2 . Oggi avete voluto rinnovare la vostra "Promessa" davanti al Papa, ed io sono lieto di essere testimone del vostro proposito di essere fedeli a Dio che vi chiama a vivere la comunione e l'amicizia con Lui; fedeli a voi stessi, nella ricerca e nella realizzazione del progetto che il Padre, nel suo amore, ha elaborato per ciascuno; fedeli verso il prossimo, che attende da voi il dono di un impegno pienamente umano e cristiano. In questo impegno di fedeltà vi è di aiuto la Legge scout, mediante la quale, come il vostro fondatore, Lord Baden-Powell, amava dire, voi potete rendere possibile l'impossibile.
3. Il Papa guarda a voi con fiducia e con speranza, e vi accompagna nella grande avventura della vita con la sua preghiera e la sua simpatia. A voi, coccinelle e lupetti, chiedo di fare ogni giorno "del vostro meglio" per crescere gioiosamente nel Cerchio e nel Branco, scoprendo le meraviglie del creato. Esorto voi, guide ed esploratori, ad "essere sempre pronti" per il bene, mentre fate con il Reparto l'esperienza della responsabilità ed imparate ad essere membri attivi della comunità ecclesiale e di quella civile a cui appartenete. Chiedo a voi, scolte e rovers, di impegnarvi a fare del verbo "servire" il motto della vostra vita, nella convinzione che il dono di voi stessi è il segreto che può rendere bella e feconda l'esistenza.
4. Penso infine a voi che ricoprite nell'Associazione il ruolo difficile ed esaltante di Capi. A voi è affidata la responsabilità di accompagnare nel cammino della vita tanti fanciulli, ragazzi e giovani, che attendono da voi di essere aiutati a crescere armoniosamente, per contribuire all'edificazione di un mondo d'amicizia e di solidarietà. Siate uomini e donne che, facendo riferimento al Vangelo di Gesù, sanno educare altri a vivere nella libertà e nella responsabilità, a "nuotare contro corrente" per vincere la tentazione dell'individualismo, della pigrizia, del disimpegno.
5. Come sapete, cari amici, tutta la Chiesa è entrata da qualche giorno nell'Anno dell'Eucaristia. Vi invito a fare del mistero del "Corpo donato" e del "Sangue versato" un punto costante di riferimento nelle vostre scelte quotidiane. La celebrazione domenicale dell'Eucaristia nelle vostre parrocchie e nelle uscite di Unità vi veda attenti e partecipi nell'ascolto e nell'animazione, e sia sorgente ed alimento costante del vostro impegno.
6. "Duc in altum", AGESCI! "Duc in altum", MASCI! Non abbiate paura di avanzare con fantasia, sapienza e coraggio sulle strade dell'educazione delle giovani generazioni. Il futuro del mondo e della Chiesa dipende anche dalla vostra passione educativa. Carissimi, con questi sentimenti affido tutti voi, le vostre Unità e le vostre famiglie all'intercessione della Madonna della Strada e di San Giorgio, vostro Patrono, e a tutti imparto di cuore la mia Benedizione.

 

Giovanni Paolo II

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"Sapore Scout"

 

“... quando gustiamo un caffè espresso siamo subito colpiti dalla sua
maggior densità, dal suo sapore concentrato e, in particolare,
dal suo aroma, che lo distingue dal caffè preparato con altri metodi.
Un espresso perfetto richiede abilità ed esperienza.”

 

Voglio iniziare così queste righe sulla mia esperienza scout, con un riferimento alla mia conoscenza lavorativa, perché dello scoutismo ho gustato in questi anni proprio la densità, il sapore, il concentrato, l’aroma, che sono diventati parte integrante della mia vita.
Sono entrato nel branco quasi per sfida con alcuni amici e sono ancora oggi affascinato da questa proposta unica che mi ha fatto crescere, apprezzare le cose semplici, vivere esperienze forti, conoscere tante persone e percorrere con loro molti tratti di strada.
Mi trovo, a distanza di anni, ad essere ancora impegnato nello scoutismo con entusiasmo, come in quel primo giorno di riunione in oratorio con il branco quando guardavo Akela, Kaa, Raksha, con un po’ di paura ma con tanta voglia di fare, con tanta voglia di scoprire e di sapere.
L’entusiasmo è accompagnato oggi dalla consapevolezza di quanta forza e quante potenzialità ci siano nel metodo scout e di quanto l’impegno quotidiano al rispetto della Promessa pronunciata tanti anni fa’ possa davvero diventare stile di vita.
Un grazie di cuore a tutti coloro con i quali ho camminato e cammino. Buona strada!

 

Marco Zanolo

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